La sostenibilità fa bene al business, ma pochi sono coinvolti

26/06/2018


Tempo di bilanci, anche di sostenibilità e, così come ai risultati aziendali tutti concorrono, anche per la sostenibilità c’è bisogno dell’apporto di tutti gli stakeholder coinvolti, azienda, lavoratori, clienti e fornitori. Un punto di vista condivisibile, certo, ma quanto questo coinvolgimento c’è ed è cercato?

A rispondere ci prova la quinta edizione di Sustainability Sentiment, una ricerca messa in campo da Aida Partners e Message, che ha coinvolto 91 società italiane di cui 81 quotate.
 
Cominciamo da una definizione condivisa dal 96% degli intervistati (Ceo, CSR manager, responsabili marketing e comunicazione): “La sostenibilità è un modello di gestione dell’impresa che, attraverso il coinvolgimento degli Stakeholder, ne migliori le performance ambientali, sociali ed economiche massimizzando Reputazione e Valore”.

La misurazione degli sforzi diventa sempre più importante ed è infatti cresciuta dell’11% rispetto al 2012 ma la musica cambia quando si passa al coinvolgimento degli stakeholder, che invece è sceso del 3%.
 
Un punto, invece, sembra essere passato nell’ultimo lustro: senza l’appoggio dei primi livelli, la sostenibilità rimane solo un’attività collaterale, infatti cresce del 125% il coinvolgimento dei vertici nelle questioni di CSR.

Uno sprone è la sempre più diffusa opinione che questa crei valore (+14% dal 2015) e ancora di più per i mercati finanziari (+26%). La correlazione tra sostenibilità e profitto e fatturato, fino ad ora non particolarmente rilevante, fa un balzo in avanti (+172% e +82%) pur rimanendo nella seconda parte della classifica; mentre la reputazione continua a crescere, rimanendo saldamente al primo posto. Un dato che fa riflettere: la reputazione oggi sta assumendo un valore economico sempre più rilevante, anche perché grazie alla sempre più ampia disponibilità di informazioni è … facilissimo perderla.
 
Ma chi sono gli stakeholder? Anche qui la ricerca ci fornisce una definizione liberamente presa da Alan Freeman: “Gli stakeholder sono tutti coloro che influenzano la capacita? dell’impresa di raggiungere i propri obiettivi”. Sembrerebbero importanti ma nei fatti invece non lo sono granché: lo sforzo di coinvolgimento di azionisti e risorse umane scende del 6%. Non va meglio se consideriamo l’importanza attribuite alle istanze delle singole categorie: solo i media tengono, appena sotto azionisti e clienti, in caduta libera gli investitori etici (-10%).

Stranamente, però, gli strumenti per comunicare la sostenibilità mettono le ali ai piedi e così le analisi di materialità raddoppiano e i progetti di partnership aumentano del 76%.
 
Così sintetizza Riccardo Taverna, di Aida and Partners: “La sostenibilità sta entrando con maggiore forza nella catena del valore: e? sempre più misurabile e correlabile con il valore e sta tornando prepotentemente nel CdA” e queste sono le notizie buone … ma “la componente sociale della sostenibilità non viene gestita per massimizzare il valore. Inoltre ci sono concreti segnali di disimpegno dello stakeholder engagement”; quindi, se le aziende continueranno su questa strada, correranno il rischio di essere autoreferenziali, per la serie “me la canto e me la suono” con conseguente rischio di credibilità e, se la reputazione è così importante, forse è il caso di farci una riflessione.

*direttore Markup e Gdoweek

(Fonte: Cristina Lazzati, http://www.repubblica.it)