Natura 2000, PSR e biodiversità

05/06/2018


I finanziamenti dei PSR contribuiscono alla valorizzazione della biodiversità, ma alcune misure dovrebbero essere ripensate per aumentare l'interesse degli agricoltori e spingere le Regioni a dedicargli maggiore attenzione. Se ne è discusso al Natura 2000 Day, presso il Ministero dell'Ambiente.

Programmi di Sviluppo Rurale rappresentano la principale fonte di finanziamento per la conservazione della biodiversità e la gestione della rete Natura 2000, ma le misure direttamente collegate a questi obiettivi sono ancora poco appetibili per i potenziali beneficiari. E' quanto emerge dalla ricerca svolta per Rete Rurale Nazionale dal CREA, in collaborazione con il WWF Italia e con il contributo del Ministero dell’Ambiente, sulle aziende agricole all'interno dei siti Natura 2000 e sugli interventi finanziati dai 21 PSR.
La ricerca è stata presentata in occasione del “Natura 2000 Day” 2018, organizzato dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Politiche agricole, in collaborazione con il CREA, per fare il punto sull’attuazione in Italia della rete Natura 2000 e sulle politiche di sviluppo rurale con uno sguardo alla nuova Politica Agricola Comune (PAC) post 2020.

Nel corso della giornata sono state presentate anche le prime 38 aziende agricole selezionate in Italia per le loro buone pratiche ed esperienze virtuose in materia di conservazione della natura e la valorizzazione delle aree naturali protette, dalle aziende che hanno puntato sul sistema di produzione biologico a quelle che hanno sviluppato esperienze di agricoltura sinergica e di agricoltura biodinamica.
 

Le aziende agricole nelle aree Natura 2000

Il rapporto ha individuato 214.535 aziende agricole che in Italia hanno sede legale in un comune all’interno di siti Natura 2000, pari a circa il 13% del totale della SAU nazionale. Il 15,2% di queste aziende ha sede legale in Puglia, il 13,3% in Sicilia, il 12% in Campania e l’8,5% nel Lazio.
Numeri che confermano il ruolo fondamentale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale nella tutela e nella valorizzazione delle risorse naturali, spiega il CREA, ricordando che gli agroecosistemi ospitano numerosi habitat e specie animali e vegetali e che l'attività rurale si integra facilmente con le misure finalizzate alla conservazione.
In più, spiega la ricerca, l'attività agricola può svolgere un ruolo importante anche per il mantenimento e la fornitura di vari servizi ecosistemici, sia di regolazione, come la mitigazione dei rischi naturali, la protezione dall’erosione e la rigenerazione del suolo, che culturali, come il mantenimento di valori estetici e scenici dei paesaggi rurali, le attività sportive e le opportunità per la formazione.
Questi obiettivi sono al centro di molte misure ed operazioni previste dai Programmi di Sviluppo Rurale, sia espressamente dirette alla conservazione della biodiversità e alla tutela ambientale, che alla promozione dell’agricoltura multifunzionale.
 

Il ruolo dei PSR

Analizzando i 21 PSR il CREA ha individuato complessivamente 359 sottomisure/operazioni collegate alla conservazione della biodiversità, la gestione della Rete Natura 2000 e altre aree protette. Un ampio menù, di cui, però, sono 228 le misure/operazioni che hanno una relazione diretta con la biodiversità e 144 quelle che indicano come possibili beneficiari dei contributi comunitari gli enti gestori dei siti Natura 2000 e delle altre tipologie di aree naturali protette.
Le modalità di intervento sono state scelte in autonomia dalle Regioni in base alle specifiche emergenze del proprio territorio, principalmente attraverso gli interventi agro-ambientali per la salvaguardia delle razze animali e delle specie vegetali in pericolo di estinzione e per la tutela della biodiversità agraria e delle risorse genetiche in agricoltura.
Se si guarda al numero di operazioni che ciascuna Regione ha messo in campo per la conservazione della biodiversità e la gestione dei siti Natura 2000 e delle altre aree protette, in cima alla classifica si posiziona la Lombardia, a quota 34, seguita da Piemonte e Umbria, rispettivamente con 25 e 24 operazioni.
Quanto alle risorse programmate per la Priorità 4 dei PSR suddivise per Regione, invece, spicca la spesa pubblica prevista da Sicilia (2.184.160.398,44 euro), Campania (1.812.542.983,34 euro) e Puglia 1.616.730.579,56 euro.
 

Ripensare le misure per biodiversità e Natura 2000

Nonostante i PSR rappresentino, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, il principale strumento di finanziamento per la conservazione della biodiversità e la gestione di Natura 2000, secondo il rapporto non è facile individuare le effettive risorse allocate per la rete delle aree protette e capire se siano sufficienti al raggiungimento degli obiettivi, in quanto il sistema di monitoraggio finanziario previsto per l’attuale ciclo 2014-2020 non permette di registrare le informazioni finanziarie delle singole misure per Natura 2000.
Fa eccezione la sola misura 12 “Indennità Natura 2000”, quella più direttamente collegata al target, che però è stata attivata solo da dieci Regioni nei 21 PSR. Le altre Regioni hanno scelto misure alternative che contribuiscono comunque alla conservazione di specie e habitat, come la 10, la 4, la 7, la 11, ma anche la sottomisura 16, che sostiene la cooperazione nel campo della conservazione della biodiversità (16.5) e i Partenariati Europei per l’Innovazione – PEI (16.1).
Il principale limite delle misure direttamente collegate alla conservazione della biodiversità ed alla gestione della rete Natura 2000, secondo la ricerca, è dato dallo scarso interesse da parte degli agricoltori che giudicano poco favorevole il rapporto tra l’importo finanziario del premio e gli impegni richiesti, sia in termini di lavoro sul campo sia di impegni burocratici per la partecipazione ai bandi.
Questo incide poi sulla ripartizione delle risorse finanziarie disponibili tra le diverse misure dei PSR, spingendo le Regioni a privilegiare quelle che rendono più agevole la spesa, rispetto a quelle che porterebbero maggiori benefici in termini di esternalità positive sull'ambiente.
Da qui la necessità di rinnovare gli strumenti per il contrasto alla perdita della biodiversità e ai cambiamenti climatici nella Politica Agricola Comune 2021-2027, intervenendo in maniera decisa soprattutto sull'eccessiva burocrazia.
 

Gli orientamenti per la PAC post 2020

Il tema della semplificazione è presente nella comunicazione “Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura”, con cui a novembre scorso la Commissione europea ha aperto la discussione sulla riforma della PAC dopo il 2020.
L'idea dell'Esecutivo UE, che dovrebbe presentare il 1° giugno la sua proposta per la PAC 2021-2027, è quella di lasciare maggiore autonomia agli Stati membri nella gestione del primo e secondo pilastro, attraverso Piani strategici che calino gli obiettivi generali a livello europeo in azioni adeguate ai differenti contesti.
Nei Piani strategici della PAC gli Stati membri dovrebbero quindi tenere conto di una serie di parametri di base, della legislazione e delle politiche dell'UE sull'ambiente e sul clima, assumendosi la responsabilità circa il modo di raggiungere obiettivi e traguardi concordati, ma anche per quanto riguarda l'affidabilità del monitoraggio e della rendicontazione delle prestazioni, garantendo una maggiore attenzione ai risultati, spiega il rapporto.
Quanto all'architettura verde della PAC, il sistema attuale, che si basa su condizionalità, pagamenti verdi diretti e misure agroambientali volontarie e azioni per il clima, dovrebbe essere sostituito da un'impostazione unitaria, più mirata, flessibile e ambiziosa. L'idea è quella di permettere agli Stati membri di mettere a punto una combinazione di misure obbligatorie e volontarie nel primo e secondo pilastro, definendo però obiettivi quantificati in materia di ambiente e clima che saranno approvati dalla Commissione nell'ambito del Piano strategico per la PAC.
In questi scenari, secondo il CREA, sarà importante avviare una discussione su temi come la sperimentazione dei pagamenti basati sui risultati e gli schemi innovativi basati sui pagamenti dei servizi degli ecosistemi. E bisognerà verificare l’efficacia delle diverse misure ed operazioni dello Sviluppo rurale funzionali direttamente alla conservazione della biodiversità.

Le Politiche di sviluppo rurale per la biodiversità, Natura 2000 e le aree protette