Spiagge di qualità, ISO 13009: prossima la UNI

17/01/2018

Non è certo una novità affermarlo, ma in Italia il turismo – e in particolare quello "balneare" – è una delle colonne portanti della nostra economia.
Questa importante - anzi fondamentale - industria nazionale si basa su numeri di assoluto rilievo. Secondo una recente elaborazione della Camera di commercio di Milano, sviluppata sui dati nazionali del Registro delle imprese, sarebbero più di 7.600 gli stabilimenti balneari nel nostro Paese (attivi ovviamente su concessioni demaniali).

Un settore in crescita in maniera pressoché uniforme sull’intero territorio e che vede, tra le province più attrezzate, Rimini con 441 imprese balneari (il 5,7% del totale italiano), seguita da Napoli (434 attività) e Savona (422 attività). Nord, Centro e Sud, dunque, a conferma di una vocazione nazionale alimentata – anche – dai ben 7.500 km di costa (marittima) che bagna il nostro Stivale.

Non stupisce quindi che anche su un tema di tale rilevanza la normazione tecnica volontaria abbia, negli ultimi anni, prodotto alcuni documenti pensati per valorizzare i servizi di qualità, a beneficio tanto degli operatori del settore quanto dei consumatori.
In particolare nel 2015 è stata pubblicata una norma internazionale - la ISO 13009 ("Tourism and related services - Requirements and recommendations for beach operation") - che si è subito proposta come principale riferimento mondiale per chi lavora nell’ambito dei servizi turistici balneari.
Si tratta di un documento che, pur senza entrare in eccessivi dettagli, punta molto su un concetto ormai ben noto: quello della sostenibilità.

Già diversi Paesi, anche a minor vocazione turistica del nostro, stanno cogliendo l’occasione offerta dalla norma ISO 13009 per rendere più appetibili e competitivi sul mercato i propri stabilimenti balneari.

Qualche esempio? Il Messico sta incentivando una campagna di certificazione delle proprie spiagge in conformità alla norma ISO e altrettanto sta facendo il Portogallo prevedendo dei finanziamenti a chi si certifica.

Non c’è dubbio infatti che la certificazione di conformità alla norma internazionale può in determinati contesti rappresentare veramente un plus turistico.
E’ in quest’ottica che la Commissione tecnica UNI "Servizi", in seno alla quale è costituito il Gruppo di Lavoro “Turismo”, sta pensando di adottare nel corpus normativo nazionale la citata ISO 13009.

Adottarla così com’è, dunque, integrandola tuttavia con delle note informative nazionali, pensate per calare meglio alcuni requisiti studiati in ambito internazionale nella specifica realtà del nostro Paese. In Italia infatti, come già detto, gli stabilimenti balneari sono sotto concessione. Questo determina delle particolarità che tuttavia proprio nell’adozione della norma ISO 13009 possono trovare una interessante opportunità di sviluppo.

Perché non ipotizzare, ad esempio, che la ISO 13009 possa diventare proprio uno strumento qualificante (e premiante) per il rilascio delle concessioni?
Negli ultimi anni UNI ha già maturato una certa esperienza nell’ambito di documenti para-normativi a supporto dei servizi turistici: è giusto citare a questo proposito la pubblicazione, nel 2012, della prassi di riferimento UNI/PdR 1 “Stabilimenti balneari - Requisiti per la sicurezza, la qualità, la fruibilità e la sostenibilità dei servizi erogati dagli stabilimenti balneari” e, più recentemente, la UNI/PdR 28:2017 "Strutture ricettive - Linee guida per la definizione dei servizi aggiuntivi" (vd. Le prassi di riferimento).

Ora l’adozione della ISO 13009 può rappresentare il compimento di un percorso e forse anche la migliore opportunità per fornire al comparto del turismo uno strumento in più per le proprie imprese impegnate in un mercato globalizzato sempre più competitivo.
L’obiettivo è adottare la norma ISO entro la fine del 2018, ed eventualmente studiare altri documenti normativi a corredo. (Fonte: http://www.uni.com)