In Unione Europea e Regno Unito la salinizzazione dei suoli interessa già una quota significativa di territorio agricolo, con stime del Joint Research Centre e di altre istituzioni europee che indicano da uno a tre milioni di ettari colpiti, in un quadro più ampio in cui circa il 63% dei suoli europei risulta degradato per cause diverse, tra cui proprio l’accumulo di sali nei terreni irrigui costieri.
Nel Salento la desertificazione agricola, la scarsità d’acqua e l’avanzata del sale nei terreni hanno contribuito a classificare l’area come svantaggiata, con perdite pesanti sugli uliveti. Nel Polesine il fenomeno ha un nome tecnico preciso, il cuneo salino, e un progetto operativo, GO CUNEOSOL, che il 16 settembre ha messo a confronto tecnici su energia solare e biochar per il recupero dei suoli.
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Accanto alle colture alternative, le linee guida CSQA sul degrado dei terreni agricoli indicano interventi già praticabili con le attrezzature aziendali esistenti: una gestione dell’acqua che favorisca l’infiltrazione senza ristagni, un miglior drenaggio dei campi, la riduzione delle lavorazioni intensive e l’uso di ammendanti organici per contrastare salinizzazione e sodicizzazione.
Sul fronte irriguo, la scelta dei volumi e dei turni resta decisiva quanto la qualità dell’acqua: un eccesso o un difetto rispetto al reale fabbisogno della coltura peggiora sia lo stress salino sia quello idrico, come emerge anche dal lavoro su volumi di irrigazione del pomodoro e resa produttiva. In parallelo, il monitoraggio della conducibilità elettrica e dell’umidità del suolo permette di intercettare l’accumulo salino prima che diventi visibile sulla coltura, integrando i sensori con i sistemi di supporto alle decisioni già discussi a proposito dei monitoraggi radicali e dello stress da trapianto.
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Fonte: Omni trattore.it