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Agroalimentare italiano: clima, sostenibilità e innovazione al centro della nuova agenda strategica

Ricerca TEHA individua sette priorità concrete per imprese e istituzioni

Agroalimentare italiano: clima, sostenibilità e innovazione al centro della nuova agenda strategica
Agroalimentare italiano: clima, sostenibilità e innovazione al centro della nuova agenda strategica Il cambiamento climatico non è più una variabile futura per le imprese agroalimentari italiane: è già un costo misurabile.

Secondo la nuova ricerca della Community Food&Beverage di TEHA Group"La (R)evoluzione Sostenibile e Circolare della filiera agroalimentare italiana" l'Italia è il primo Paese UE per perdite economiche legate agli eventi climatici, con una media di 13,4 miliardi di euro l'anno nel triennio 2022–2024. Nel 2024, il 63% di queste perdite si è concentrato nel comparto agricolo (8,5 miliardi di euro), e senza interventi strutturali la cifra è destinata a più che raddoppiare entro il 2050 (+132%).

Il clima sale nelle priorità, ma non abbastanza

Nonostante questi numeri, il cambiamento climatico si posiziona solo al 5° posto tra i fattori di crisi percepiti dalle imprese del settore, preceduto da inflazione energetica (63,5%), crisi delle materie prime (36,2%) e mancanza di manodopera (34%).
Un segnale che la consapevolezza esiste, ma che la pressione operativa quotidiana rischia di distrarre dall'urgenza strutturale.

L'Italia al 9° posto in Europa per transizione sostenibile

La ricerca introduce il Food Sustainable Transition Index 2026, un indice composito che misura la sostenibilità della filiera agroalimentare in quattro dimensioni:
  • economica,
  • sociale,
  • ambientale
  • dell'innovazione.
L'Italia si posiziona 9ª su 27 Paesi UE con un punteggio di 5,5/10, migliorando di 2 posizioni rispetto all'edizione precedente. I punti di debolezza restano la sostenibilità ambientale (12° posto) e quella sociale (7°), mentre c'è margine di crescita soprattutto sull'innovazione (7°).

Innovazione trainata dalle grandi, ma ancora insufficiente

Le Top 50 imprese alimentari concentrano il 33% degli investimenti in R&S dell'intero settore.
Le aziende con un approccio ESG strutturato mostrano una propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo del 61%, oltre il doppio della media del settore (27%), con le grandi imprese che raggiungono il 74%.

Il segnale è chiaro: strutturare la sostenibilità non è solo etica d'impresa, è vantaggio competitivo.

Il consumatore vuole la sostenibilità, ma non vuole pagarla

Il 70% dei consumatori italiani dichiara rilevante la sostenibilità dei prodotti che acquista, in crescita di 2,3 punti percentuali rispetto al 2025.
Tuttavia il 50% non è disposto a riconoscere alcun premium di prezzo per i prodotti sostenibili.
Un paradosso che le imprese devono risolvere traducendo la sostenibilità in attributi percepibili di qualità, salute e territorio.

L'agenda in 7 priorità per le imprese

La ricerca propone una roadmap concreta articolata in sette assi d'azione:
  1. Attrarre capitale privato — Servono 477 miliardi/anno in UE per gli obiettivi climatici, con l'83% da fonti private. Carbon credit e nature credit sono leve chiave.
  2. Tutelare la biodiversità — Il 93% degli habitat italiani non è in buono stato di conservazione. Il 65% del valore aggiunto europeo dipende direttamente dai servizi ecosistemici.
  3. Nature-Based Solutions — Gli investimenti in NBS devono crescere di 3,5 volte entro il 2050.
  4. Ridurre lo spreco — Lo spreco domestico vale 8 miliardi/anno. L'Italia rimane prima in Europa per spreco, nonostante il 92% dei consumatori lo consideri una priorità.
  5. Educare il consumatore — 9 consumatori su 10 leggono solo occasionalmente l'etichetta. Comunicare la sostenibilità in modo comprensibile è una leva di valore.
  6. Capofila nella R&S — Le prime 50 aziende coprono il 33% degli investimenti. Le imprese ESG strutturate investono oltre il doppio della media.
  7. Integrazione dei dati — Il 31% delle imprese indica l'interoperabilità dei dati lungo la catena del valore come sfida principale per abilitare l'innovazione.
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