Il Ministero della Salute ha dato notizia della pubblicazione del report “The science–policy interface on farm animal welfare in the EU”, dedicato al rapporto tra ricerca scientifica e sviluppo delle politiche europee sul benessere degli animali da allevamento.Il documento, realizzato nell’ambito dello Standing Committee on Agricultural Research (SCAR) – Collaborative Working Group on Animal Health & Welfare, analizza come le evidenze scientifiche vengono trasferite nei processi decisionali e individua possibili strumenti per rendere più efficace il dialogo tra ricerca, istituzioni e operatori economici.
Lo studio evidenzia infatti come, nonostante i progressi compiuti nella ricerca e nella regolamentazione, permangano distanze tra produzione delle conoscenze scientifiche ed esigenze della politica europea.
Perché le aziende del settore devono prestarci attenzione
Il report si basa su 20 interviste a esperti — funzionari della Commissione UE, EFSA, EURCAW, ricercatori, ma anche rappresentanti di COPA-COGECA (agricoltori) e AVEC (settore avicolo) — e fotografa lo stato reale del rapporto tra scienza e normativa UE sul benessere animale.Per le imprese agroalimentari è una mappa utile a capire dove nascono le future regole e come anticiparle.
I punti chiave per le aziende
Il quadro è destinato a irrigidirsi
Un intervistato lo dice chiaramente: "senza una regolamentazione generale, la situazione del benessere animale sarà difficile da cambiare" — a differenza della sanità animale (già armonizzata dalla Animal Health Law), il benessere animale resta frammentato tra Stati membri, e il report raccomanda un quadro normativo più coerente e vincolante.Verso standard "basati sui risultati" (output-based)
Il report raccomanda di superare le norme rigide su input (es. metri quadri, materiali per lettiera) a favore di indicatori misurabili di benessere reale (comportamentali, sanitari). Questo potrebbe dare alle aziende più flessibilità operativa, ma richiederà sistemi di monitoraggio e raccolta dati più sofisticati.Mercato e retail muovono più veloci della legge
Il report cita esempi concreti: la decisione di Albert Heijn di eliminare le uova da gabbia, il programma McDonald's sul benessere dei polli da carne, le linee guida dell'associazione spagnola di acquacoltura.Le dinamiche commerciali e la governance aziendale possono anticipare la normativa di anni — un segnale che conviene muoversi prima di esservi costretti.
Il nodo economico è centrale
Gli intervistati sottolineano che i miglioramenti di benessere a livello di allevamento costano relativamente poco (pochi centesimi al kg), ma è la distribuzione (retail) a gonfiare i prezzi finali, impedendo agli allevatori di ottenere una quota equa del valore aggiunto — un tema di trasparenza lungo la filiera che riguarda direttamente aziende agroalimentari e GDO.Dati industriali sottoutilizzati per timore di conseguenze
Le aziende possiedono ampi dataset ma raramente li condividono per timore di uso improprio o svantaggio competitivo. Il report raccomanda meccanismi di condivisione dati anonimizzati e sicuri — un'area in cui le imprese potrebbero essere coinvolte proattivamente.Benessere animale, sostenibilità ed equilibrio economico
Un altro messaggio rilevante riguarda la sostenibilità economica della transizione.Il report sottolinea l'importanza di considerare non soltanto gli effetti delle misure sugli animali, ma anche la loro fattibilità per allevatori e imprese.
In questa prospettiva viene valorizzato l’approccio One Welfare, che mette in relazione benessere animale, benessere degli allevatori e dei lavoratori, sostenibilità ambientale, redditività e sicurezza alimentare.
Il documento raccomanda inoltre di integrare maggiormente le analisi costi-benefici, considerando anche elementi quali reputazione, fiducia della società e contributo a sistemi agricoli più sostenibili.
Il coinvolgimento diretto degli operatori diventa quindi fondamentale già nella fase di progettazione della ricerca. Tra le raccomandazioni figura infatti il co-design di progetti e sperimentazioni con allevatori e utilizzatori finali, per aumentare l’applicabilità delle soluzioni e la loro capacità di essere trasferite nella pratica.
Il mercato può anticipare la normativa
Un fronte nuovo: il benessere dei pesci
Il report dedica un capitolo separato all'acquacoltura e alla pesca, settori in cui — a differenza dell'allevamento terrestre — i produttori si mostrano più ricettivi alla scienza del benessere, cogliendo il legame diretto tra benessere, crescita e redditività. Per le aziende ittiche italiane è un'area in rapida evoluzione normativa, con l'Italia (tramite IZSLER) già coinvolta nel Centro di Riferimento Nazionale.Cosa monitorare
Per le aziende del comparto zootecnico e mangimistico, il report rappresenta un indicatore anticipato delle direzioni che la futura regolamentazione UE potrebbe prendere:- maggiore richiesta di dati e tracciabilità sul benessere animale,
- standard scientifici più stringenti
- una crescente attenzione agli impatti economici delle nuove norme sulle filiere produttive.