A cura di Maria Chiara Ferrarese, Consigliera Conforma e Direttrice Generale CSQAIl Regolamento (UE) 2023/1115 sulla deforestazione e il degrado forestale (Eudr), rappresenta uno dei più significativi interventi legislativi europei in materia di sostenibilità delle catene di approvvigionamento.
A partire dal 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese, e dal 30 giugno 2027 per le piccole imprese, gli operatori che immettono sul mercato o esportano prodotti associati alle materie prime considerate a rischio deforestazione dovranno dimostrare che tali prodotti non contribuiscono alla deforestazione, non sono collegati al degrado forestale e rispettano la normativa applicabile nei Paesi di produzione.
Si tratta di un passaggio che va oltre la semplice conformità normativa.
Per la prima volta in modo così esplicito, il legislatore europeo chiede alle imprese di assumere un ruolo attivo nella conoscenza, nel controllo e nella gestione dei rischi che interessano l’intera supply chain, attribuendo loro una responsabilità diretta nella raccolta, valutazione e conservazione delle informazioni necessarie a dimostrare la conformità dei prodotti.
LA RESPONSABILIZZAZIONE DELL’OPERATORE
L’Eudr presenta una caratteristica particolarmente significativa.Il Regolamento non impone il ricorso obbligatorio a certificazioni di terza parte né richiede che la conformità sia preventivamente attestata da un soggetto indipendente.
Al contrario, affida all’operatore economico il compito di raccogliere le informazioni, effettuare la valutazione del rischio e predisporre la Dichiarazione di Dovuta Diligenza, assumendosi la piena responsabilità delle affermazioni contenute in essa.
Si tratta di una scelta coerente con l’evoluzione della regolazione europea, sempre più orientata verso modelli di accountability e responsabilizzazione diretta degli operatori economici.
Tuttavia, quanto più aumenta la rilevanza delle dichiarazioni rese dalle imprese, tanto più assume importanza la capacità di dimostrarne la fondatezza.
IL PUNTO CRUCIALE: LA CREDIBILITÀ
Ogni sistema di conformità si fonda, in ultima analisi, sulla qualità delle informazioni disponibili.Nel caso dell’Eudr, le evidenze possono provenire da una molteplicità di soggetti distribuiti lungo filiere globali spesso articolate e complesse.
Informazioni relative all’origine delle materie prime, alla geolocalizzazione degli appezzamenti, alla tracciabilità dei flussi, alla conformità legislativa e alle pratiche produttive devono essere raccolte, mantenute aggiornate e rese disponibili alle autorità competenti.
La questione, quindi, non riguarda esclusivamente la buona fede degli operatori. Riguarda soprattutto l’effettiva capacità di garantire che le informazioni utilizzate per supportare le dichiarazioni siano accurate, complete, pertinenti, verificabili e affidabili.
In altre parole, la domanda diventa inevitabile: chi garantisce l’affidabilità delle informazioni sulle quali si fondano le dichiarazioni?
IL VALORE DELLA VALUTAZIONE INDIPENDENTE
Le moderne economie di mercato hanno sviluppato nel tempo numerosi strumenti destinati ad accrescere la fiducia nelle informazioni utilizzate nei processi decisionali.La revisione dei bilanci, l’accreditamento, la certificazione, l’ispezione e la verifica indipendente rispondono tutti a un principio ormai consolidato: la fiducia aumenta quando le dichiarazioni sono sottoposte al giudizio di soggetti terzi, competenti, imparziali e indipendenti.
Non perché le organizzazioni non siano in grado di valutare sé stesse, ma perché la credibilità di una dichiarazione cresce quando il processo che l’ha generata viene sottoposto a una verifica esterna.
È il principio della terzietà, uno dei pilastri fondamentali dell’infrastruttura europea della qualità e della valutazione della conformità.
UN’INFRASTRUTTURA DI FIDUCIA PER IL MERCATO
Le Linee Guida della Commissione europea riconoscono che certificazioni, audit e verifiche indipendenti possono fornire elementi utili nell’ambito della raccolta delle informazioni e della valutazione del rischio previste dall’Eudr.Pur non sostituendo la responsabilità dell’operatore, tali strumenti possono contribuire a rafforzare la qualità delle evidenze disponibili e la robustezza del processo di due diligence.
Il loro valore, tuttavia, va oltre il semplice supporto documentale.
La valutazione indipendente rappresenta infatti una vera e propria infrastruttura di fiducia che consente al mercato, alle istituzioni e agli stakeholder di attribuire maggiore affidabilità alle informazioni ambientali e di sostenibilità che accompagnano prodotti, organizzazioni e filiere.
In un contesto caratterizzato da crescente attenzione alla trasparenza e alla sostenibilità, il contributo della terza parte consiste nel ridurre l’incertezza, rafforzare la credibilità delle informazioni e aumentare il livello di fiducia nelle evidenze che sostengono le dichiarazioni delle imprese.
LA CULTURA DELLA DIMOSTRAZIONE
La centralità delle evidenze oggettive non riguarda esclusivamente l’Eudr.La stessa direzione emerge con chiarezza dall’evoluzione della normativa europea e nazionale in materia di comunicazione ambientale e contrasto al greenwashing.
Il Decreto Legislativo 20 febbraio 2026, n. 30, adottato in attuazione della Direttiva (UE) 2024/825, rafforza infatti il principio secondo cui le dichiarazioni ambientali rivolte al mercato devono essere fondate su elementi oggettivi, verificabili e sufficientemente robusti da consentirne la dimostrazione.
La logica sottostante è la medesima: non è più sufficiente formulare un’affermazione; occorre essere in grado di dimostrarla.
La sostenibilità non può fondarsi esclusivamente sulla comunicazione. Deve poggiare su informazioni documentate, tracciabili e verificabili.
Per questo motivo la differenza tra dichiarare e dimostrare sta diventando uno dei temi centrali delle politiche europee in materia di sostenibilità, trasparenza e tutela dei consumatori.
In tale scenario, la verifica indipendente assume una funzione che trascende il semplice controllo tecnico e diventa uno strumento concreto di due diligence.
Il ricorso a valutazioni effettuate da soggetti terzi competenti e indipendenti contribuisce infatti a rafforzare l’affidabilità delle evidenze raccolte, a ridurre i rischi di errore, omissione o contestazione e a dimostrare l’adozione di misure diligenti e proporzionate nella validazione delle informazioni utilizzate a supporto delle dichiarazioni ambientali.
IL RUOLO DEGLI SCHEMI VOLONTARI
In questo contesto, gli schemi volontari di certificazione, verifica e ispezione assumono un’importanza crescente. Essi non sostituiscono gli obblighi previsti dall’Eudr e non trasferiscono ad altri la responsabilità della conformità.Rimangono infatti gli operatori gli unici responsabili delle dichiarazioni rese alle autorità e al mercato.
Gli schemi volontari possono tuttavia svolgere una funzione essenziale: introdurre un ulteriore livello di affidabilità, trasparenza e controllo indipendente lungo la filiera.
La loro rilevanza non deriva dall’essere un adempimento imposto dalla normativa, bensì dalla capacità di offrire alle imprese, alle autorità, agli investitori e ai consumatori maggiori garanzie sulla qualità delle informazioni utilizzate per dimostrare la conformità e supportare le dichiarazioni di sostenibilità.
UNA RIFLESSIONE CHE VA OLTRE L’EUDR
L’Eudr rappresenta probabilmente soltanto una delle prime manifestazioni di una tendenza destinata a interessare un numero crescente di settori economici.Le organizzazioni sono chiamate a produrre quantità sempre maggiori di informazioni ambientali, sociali e di governance, mentre autorità, investitori, clienti e consumatori richiedono livelli sempre più elevati di trasparenza, affidabilità e verificabilità.
In questo scenario, la differenza tra dichiarare e dimostrare assume una valenza strategica.
La competitività delle imprese dipenderà sempre più dalla capacità di supportare le proprie affermazioni con evidenze solide, documentate e verificabili.
La fiducia non nasce dalle dichiarazioni in quanto tali, ma dalla credibilità delle informazioni e dalla robustezza dei processi che le generano.
La certificazione, l’ispezione, la verifica e le altre forme di valutazione di parte terza non rappresentano quindi soltanto strumenti tecnici di controllo, ma veri e propri meccanismi di interesse pubblico a supporto della fiducia nei mercati.
In un contesto normativo che richiede alle organizzazioni di esercitare forme sempre più avanzate di due diligence sulle informazioni ambientali e di sostenibilità, la valutazione indipendente contribuisce a rafforzare la credibilità delle evidenze, a ridurre l’incertezza e a sostenere la fiducia degli stakeholder nelle informazioni su cui si fondano decisioni economiche sempre più rilevanti.
La vera evoluzione in atto non è soltanto il passaggio dalla conformità alla sostenibilità. È soprattutto il passaggio dalla dichiarazione alla dimostrazione. E in questo percorso la valutazione indipendente continua a rappresentare uno dei più efficaci strumenti di garanzia, affidabilità, trasparenza e fiducia a disposizione del sistema economico. (Fonte: https://www.eticanews.it/)