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Direttiva efficienza energetica, nuovi target annuali vincolanti

È entrata in vigore la nuova direttiva europea che punta a migliorare l'efficienza energetica soprattutto del settore pubblico e delle imprese

Direttiva efficienza energetica, nuovi target annuali vincolanti

Direttiva efficienza energetica, nuovi target annuali vincolanti La Direttiva 2023/1791 è stata approvata in sessione congiunta dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea lo scorso 13 settembre ed è entrata in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il 10 ottobre scorso.

Efficienza energetica vuol dire minori costi e minori emissioni

La cornice della nuova direttiva europea sull’efficienza energetica è il pacchetto Fit for 55, vale a dire l’insieme di misure delineato dalla Commissione europea nel luglio 2021 che punta ad adeguare la legislazione vigente in materia di clima ed energia per conseguire il nuovo obiettivo dell’UE di una riduzione (almeno) del 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. La strada maestra resta quella del risparmio.

“Un obiettivo di efficienza energetica più ambizioso dell’Unione per il 2030 – si legge nel testo della direttiva 2023/1791 – può ridurre i prezzi dell’energia ed essere decisivo nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, accompagnato dall’incremento e dalla diffusione dell’elettrificazione, dell’idrogeno, degli elettrocarburanti e di altre tecnologie pertinenti necessarie per la transizione verde, anche nel settore dei trasporti.

Anche con la rapida crescita della produzione di energia elettrica rinnovabile, l’efficienza energetica può ridurre la necessità di nuove capacità di generazione di energia e i costi connessi allo stoccaggio, al trasporto e alla distribuzione.

L’aumento dell’efficienza energetica è inoltre particolarmente importante per la sicurezza dell’approvvigionamento di energia dell’Unione, in quanto riduce la sua dipendenza dalle importazioni di combustibili da paesi terzi. L’efficienza energetica è una delle misure più pulite e efficienti in termini di costi con cui affrontare tale dipendenza”.

Parlamento e Consiglio, così come la Commissione, giudicano appena “sufficienti” i piani nazionali per l’energia e il clima che nel frattempo diversi Stati membri dell’Unione hanno presentato. Con la consapevolezza che per contrastare il collasso climatico serve fare di più.

“Sebbene un ampio potenziale di risparmio energetico si ravvisi in tutti i settori  – si legge ancora nel testo della direttiva Ue – i trasporti e l’edilizia si distaccano sotto questo aspetto: i primi consumano oltre il 30% dell’energia finale, e il 75% del parco immobiliare dell’Unione ha una bassa prestazione energetica.

Un altro settore sempre più importante è quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), responsabile del 5-9% del consumo totale di energia elettrica a livello mondiale e di oltre il 2 % delle emissioni globali”.

L’ambizione in questo ambito è alta, tanto che” l’efficienza energetica deve essere equiparata a una fonte di energia a sé stante” e deve essere considerata un “principio trasversale di cui si dovrebbe tenere conto a ogni livello in tutti i settori, al di là del sistema energetico, incluso nel settore finanziario”. Ma gli effetti, poi, sarebbero salvifici per noi e per l’ambiente.

Gli Stati membri garantiscono collettivamente una riduzione del consumo di energia pari almeno all’11,7 % nel 2030 rispetto alle proiezioni dello scenario di riferimento stabilite dalla Commissione europea nel 2020.

È un impegno collettivo da realizzare anno per anno secondo queste quote: il risparmio annuale (target di risparmio energetico) di almeno lo 0,8 % del consumo di energia finale fino al 31 dicembre 2023, l’1,3 % dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2025, l’1,5 % dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027, l’1,9 dal 1° gennaio 2028 al 31 dicembre 2030.

L’obbligo potrà essere soddisfatto tramite nuove misure politiche nazionali adottate fino al 31 dicembre 2030, oppure grazie a nuove azioni individuali che possano attivare i risparmi energetici e che comunque i 27 Stati membri dell’Ue dovranno monitorare e incentivare.

Ovviamente, trattandosi di una direttiva e non di un regolamento, nel recepimento gli Stati membri avranno libertà di stabilire le modalità con cui conseguire tali obiettivi. Anche se non mancano le indicazioni su dove concentrare maggiormente gli sforzi, in particolar modo il settore pubblico e le imprese, due ambiti ai quali è dedicato un articolo a testa.

Nel primo caso si stabilisce che “gli Stati membri provvedono affinché il consumo complessivo di energia finale degli enti pubblici nel loro insieme sia ridotto almeno dell’1,9 % l’anno rispetto al 2021”, ma si prevede la possibilità di “escludere i trasporti pubblici o le forze armate dall’obbligo stabilito al primo comma”.

Nel secondo caso si indica
che “gli Stati membri provvedono affinché le imprese con un consumo annuo medio di energia superiore a 85 terajoule nei tre anni precedenti, considerati tutti i vettori energetici, attuino un sistema di gestione dell’energia”, che richiederà una certificazione indipendente secondo le pertinenti norme europee o internazionali. (Fonte: https://economiacircolare.com/)

COS'E' IL SISTEMA DI GESTIONE DELL'ENERGIA ISO 50001

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