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Economia circolare, la nuova Strategia Nazionale

Il documento fissa le azioni e gli obiettivi per la definizione delle politiche istituzionali volte alla transizione verso un'economia circolare

Economia circolare, la nuova Strategia Nazionale

Economia circolare, la nuova Strategia Nazionale Il ministro Cingolani ha firmato i decreti per l’adozione della “Strategia nazionale per l’economia circolare” e l’approvazione del “Programma nazionale per la gestione dei rifiuti”.

La Strategia nazionale per l’economia circolare, spiega il MiTE in una nota, “è un documento programmatico all’interno del quale sono individuate le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire nella definizione delle politiche istituzionali volte ad assicurare un’effettiva transizione verso un’economia di tipo circolare”.

159 pagine zeppe di riferimenti legislativi nazionali ed europei, tante descrizioni di nozioni teoriche, di provvedimenti e progetti già in corso, di misure in agenda.
Misure che – al di là del merito, che affronteremo – colpiscono per la data di attuazione: entro il 2035.
Ovviamente si tratta del termine ultimo, ma abbiamo nostro malgrado imparato che un termine ultimo può non essere una data effettiva di adozione di un provvedimento. Quello che sappiamo, è che la transizione verso l’economia circolare non può restare nel limbo altri 13 anni.
Entriamo nei dettagli.

Strategia per l’economia circolare: i contenuti

Nel 2017 è stato pubblicato, dopo una consultazione pubblica, il documento “Verso un modello di economia circolare per l’Italia. Documento di inquadramento e di posizionamento strategico”, con l’obiettivo di fornire un panorama generale dell’economia circolare. Il MiTE ha aggiornato questo documento e lo ha sottoposto ad una consultazione pubblica (oltre 100 i contributi pervenuti), i cui risultati, garantisce il ministero, sono stati assunti nel testo pubblicato.
“Con la Strategia – spiega il ministero – si intende, in particolare, definire i nuovi strumenti amministrativi e fiscali per potenziare il mercato delle materie prime seconde, affinché siano competitive in termini di disponibilità, prestazioni e costi rispetto alle materie prime vergini. A tal fine, la Strategia agisce sulla catena di acquisto dei materiali (Criteri Ambientali Minimi per gli acquisti verdi nella Pubblica Amministrazione), sui criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), sulla responsabilità estesa del produttore e sul ruolo del consumatore, sulla diffusione di pratiche di condivisione e di prodotto come servizio. La Strategia, inoltre, costituisce uno strumento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica e definisce una roadmap di azioni e di target misurabili da qui al 2035″.

Nuovi modelli di business, piattaforme digitali, reti d’impresa

Come i lettori di EconomiaCircolare.com sanno bene, l’economia circolare non è solo riciclo, è invece un cambiamento di paradigma che comporta per le imprese il sovvertimento dei modelli di business, come il passaggio, complici gli strumenti digitali, dell’acquisto di un prodotto alla fruizione di un servizio. “La sperimentazione dei nuovi modelli di business nell’era digitale deve promuovere la trasformazione della produzione in servitizzazione”, leggiamo nella Strategia per l’economia circolare. “Sempre in un’ottica di cambiamento economico, anche il recupero, la manutenzione e la riparabilità dei manufatti richiedono nuovi modelli di business, ma anche nuove competenze e figure professionali. È, quindi, essenziale che anche il sistema di formazione e di educazione sia coinvolto nel processo”.
Tra i cambiamenti in corso nei modelli di business, anche la simbiosi industriale, che ridefinisce in termini circolari le catene di fornitura. Simbiosi industriale, riciclo e riuso di materia possono avvantaggiarsi di strumenti per l’incontro tra domanda e offerta di materie prime seconde o di sottoprodotti. Un’operazione per la quale, sottolinea il MiTe, “potrebbe essere utile un ampliamento della piattaforma dei sottoprodotti, già realizzata ma poco utilizzata dalle imprese: allargarne la portata alle materie prime seconde potrebbe aiutare i processi di simbiosi”.
Oltre alla piattaforme digitali, la Strategia indica che “dovranno essere incentivati (anche tramite adeguati strumenti finanziari e legislativi) contatti e rapporti trasversali stabili tra associazioni imprenditoriali e di categoria, consorzi di aziende ed enti di gestione, enti di controllo ed enti di ricerca (statali e non), sotto forma di gruppi di lavoro e/o osservatori per favorire le necessarie sinergie e interazioni tra i vari soggetti coinvolti, in modo da massimizzare l’effetto delle misure adottate”.
Uno degli strumenti utili a questo scopo indicati nella Strategia sono le reti d’impresa: “Il modello organizzativo della rete di imprese è compatibile con i principali business model dell’economia circolare, tra cui quelli che prevedono la condivisione di piattaforme, la servitizzazione di beni (di cui si è detto nel paragrafo precedente), le pratiche di sharing, l’allungamento della vita utile dei prodotti tramite repairing, re-manufacturing, co-design, ecc. In linea con i valori della circolarità, il modello della rete di imprese consente, dunque, di dare attuazione al principio di cooperazione tra tutti i soggetti del ciclo di vita di un bene e ai principi di responsabilità estesa del produttore e dell’EoW”.  Per sostenere la diffusione delle reti di imprese, la Strategia propone di introdurre agevolazioni fiscali in favore delle imprese che aderiscono a contratti di rete per l’avvio di processi di economia circolare.

Responsabilità estesa del produttore e riforma dei consorzi

I sistemi EPR (Extended producer responsibility) sono uno degli strumenti organizzativi largamente impiegati per passare da un modello lineare ad uno circolare: “Sviluppare nuove forme di responsabilità estesa è una necessità e opportunità per il sistema Italia, soprattutto per quelle tipologie di prodotti non ancora soggette a EPR, e per le quali il nostro Paese è leader a livello mondiale per la qualità della manifattura e dei materiali impiegati”. In particolare vengono segnalate le plastiche: “Si rende necessario implementare i regimi di EPR oggi attualmente previsti nel settore degli imballaggi e nella gestione dei beni a base di polietilene, riformando il sistema complessivo ai fini del raggiungimento degli obiettivi dell’UE. I sistemi EPR del settore dovranno evolversi verso la piena responsabilizzazione degli operatori economici al raggiungimento degli obiettivi comunitari, non solo in relazione ai quantitativi di rifiuti intercettati ed effettivamente avviati a riciclo, ma anche in relazione agli ulteriori target di prevenzione, riutilizzo, riparazione per il riutilizzo e contenuto di materiale riciclato”. E il tessile: “È prioritaria l’introduzione in tale strategica filiera di una disciplina che dettagli le modalità di prevenzione, riutilizzo, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti tessili. Rendere operativa la responsabilità estesa del produttore in tale settore implica anche il potenziamento delle reti impiantistiche destinate al trattamento e alla valorizzazione di tali rifiuti. […] È prioritaria anche l’introduzione di una disciplina end of waste”.
Oltre a queste specifiche filiere, la Strategia prevede un tagliando al sistema dei consorzi nel suo complesso: “Dovrà essere introdotta una riforma complessiva del sistema di EPR e dei Consorzi, prevedendo misure appropriate per incoraggiare una progettazione dei prodotti e dei loro componenti”.
La revisione annunciata prevede anche la nascita di un Organismo di Vigilanza “che, sotto la presidenza del MiTE, avrà l’obiettivo di monitorare il funzionamento dei Consorzi e dei Sistemi autonomi per la gestione dei rifiuti, in modo da renderne l’operato più efficiente ed efficace in termini di raggiungimento degli obiettivi e di utilizzo delle risorse”.

Il ruolo dei consumatori

Al ruolo attivo dei consumatori nella transizione verso l’economia circolare è dedicato un capitolo della Strategia. “Lo sviluppo dell’economia circolare – leggiamo – deve riguardare tanto il miglioramento dell’efficienza nelle produzioni, quanto il cambiamento dei modelli di consumo. È, quindi, necessario intervenire sulle tipologie e modalità di consumo e sui comportamenti dei consumatori”.
Se il primo anello per un’azione efficace è la conoscenza, il MiTE prevede lo svolgimento di analisi mirate a comprendere meglio quanto e come i consumatori sono disposti a prediligere prodotti “eco- sostenibili”. E l’elaborazione di un “Piano nazionale di educazione e comunicazione ambientale che, partendo dalle scuole dell’obbligo fino ad arrivare alle famiglie, contribuisca a formare una generazione di cittadini critici, consapevoli e informati in grado di decidere consapevolmente e incidere con le loro scelte sui vari meccanismi economico-produttivi e sociali del paese”. Oltre all’educazione, per permettere che il consumatore possa arrivare ad una scelta consapevole, è necessario garantire una corretta informazione, soprattutto per:
  • combattere la pubblicità ingannevole;
  • promuovere la conoscenza e l’uso dei marchi riconosciuti (ed esempi Ecolabel, ndr), sia per quanto riguarda gli aspetti ambientali che per quanto riguarda gli aspetti sociali;
  • incentivare, anche fiscalmente, le attività di riparazione e quelle che mettono in condivisione prodotti e servizi.

I prossimi CAM

criteri ambientali minimi (CAM) e il GPP (Green public procurement) “costituiscono uno degli strumenti principali per lo sviluppo di vere e proprie filiere circolari e per lo stimolo del mercato dei materiali riciclati”. Oltre ad elencare i provvedimenti già emanati, il MiTE segnala che “i settori strategici sui quali è prioritario intervenire nella definizione/aggiornamento dei prossimi CAM sono: Infrastruttureediliziatessileplastica; RAEE”. Il documento prevede l’introduzione di un sistema di vigilanza, affinché i CAM vengano effettivamente integrati nei bandi pubblici; e l’istituzione di un osservatorio con il compito di “monitorare la spesa effettuata attraverso i CAM e i benefici ambientali ottenuti”.

La prevenzione dei rifiuti

La gerarchia europea dei rifiuti privilegia le iniziative che riducono la produzione di rifiuti. La Strategia per l’Economia circolare cita, tra le misure essenziali, l’ecodesign. Il MiTe si impegna a pubblicare, entro il 2035, “specifiche vincolanti di progettazione eco-compatibile”.
Viene poi ricordato il riutilizzo e il diritto al alla riparazione, con una breve panoramica sulla filiera: “Le realtà esistenti si situano prevalentemente nell’ambito del no profit e riguardano principalmente attività d’intermediazione conto terzi, obiettivamente insufficienti rispetto all’ampiezza della questione, non essendo in grado di assorbire adeguatamente gran parte della potenziale offerta ed optando principalmente per beni con più alta redditività”. Una recente indagine condotta da ISPRA ha messo in luce come soltanto nel 24% dei Comuni siano presenti mercatini dell’usato, punti di scambio e/o centri per il riuso e che i Comuni dotati di centri di raccolta adeguatamente strutturati costituiscano solo il 3,1% del campione considerato. Per sostenere più efficaci azioni di prevenzione, allora, “occorrerà anche adottare misure atte a favorire il riuso dei prodotti e la riparazione per il riutilizzo dei medesimi”. Come? Sviluppando “una rete strutturata e diffusa di Centri per il Riuso comunali, definendo anche un modello funzionale, organizzativo e gestionale comune e condiviso”.
Dopo aver ricordato gli investimenti del PNRR per il riutilizzo, la Strategia per l’economia circolare afferma che fondamentale, al riguardo, sarà “l’adozione del regolamento ex articolo 214-ter, comma 2, del D.Lgs. n. 152/2006 che disciplinerà le modalità operative attraverso le quali prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento” (le norme sulla preparazione al riutilizzo che il settore attende dal più di un decennio). Nel regolamento, specifica il MiTE, sarà dedicata una apposita sezione ai RAEE (in particolare, nodo della questione è “l’aggiornamento dei prodotti ai requisiti tecnici minimi da garantire per rendere il prodotto riparato conforme alle disposizioni europee”).
Tra la azioni previste, anche questa entro il 2035, l’introduzione di “incentivi in favore di chi promuova comportamenti individuali tesi alla riduzione dei rifiuti, ivi compresi i consumatori”.

Le riforme per edilizia e tessile circolari

Per alimentare il passaggio dal paradigma lineare a quello circolare anche nell’edilizia e nelle costruzioni, la Strategia annuncia riforme che incentiveranno, sia nel pubblico che nel privato, azioni circolari come “l’ecodesign e l’eco-progettazione per fare un uso sostenibile delle risorse nelle diverse fasi del ciclo vita: la scelta di materiali leggeri e durevoli, che siano riciclabili o realizzati con materia recuperata e riciclata; concepire prodotti che possano essere riparati, riutilizzati e disassemblati a fine vita così da favorire il recupero e non lo smaltimento in discarica”.
Per il settore tessile, mentre la raccolta differenziata dei rifiuti avviene attualmente in un unico raggruppamento omnicomprensivo, “per migliorarne la gestione sarebbe invece preferibile organizzare sistemi di raccolta selettivi incrementando la qualità delle frazioni”.

Infrastrutture energetiche rinnovabili e circolari

La crescita auspicata nella produzione di energia da fonti rinnovabili dovrà essere orientata anch’essa verso la circolarità: “Per un’implementazione in ottica circolare, occorre ottimizzare l’efficienza operativa degli impianti stessi e garantire un uso responsabile delle risorse in ogni fase dell’impianto, dalla progettazione (in ottica di ecodesign), alla costruzione, all’esercizio e manutenzione ed al fine vita degli impianti. Il riciclo, il ‘second life’ e il repowering degli impianti permetteranno una riduzione dello sfruttamento delle risorse r innovabili”. Sarà dunque necessario – in previsione dello sviluppo di nuovi impianti e della necessità di ammodernamento degli esistenti con dismissione dei parchi solari ed eolici obsoleti – “implementare le tecnologie e le infrastrutture necessarie alla valorizzazione del rilevante flusso di materiali e di rifiuti che deriveranno dalle attività di dismissione”.

I siti contaminati

Favorire la bonifica e la riconversione industriale delle aree bonificate è “fondamentale per restituire alla collettività intere porzioni di territorio, sulle quali poter avviare iniziative di investimento per progetti di economia circolare”. Per questo motivo la Strategia ritiene essenziale “intervenire sull’offerta di risorse finanziarie, ragionando su meccanismi incentivanti che possono essere messi a disposizione del privato non responsabile della contaminazione per la fase di risanamento e rilancio dell’attività economica e produttiva in chiave circolare. È, altresì, importante valorizzare, in un’ottica di economia circolare, i materiali da bonifica (es. terre recuperate) e la dismissione (es rottami ferrosi e materiali da demolizione)”. Nei casi in cui alcuni progetti di risanamento, di rilancio produttivo, di rigenerazione urbana risultino insostenibili economicamente, “ma la loro realizzazione rechi benefici dal punto di vista sociale e ambientale, potrebbe essere prevista un’agevolazione fiscale che consenta l’avvio dei progetti”. Nell’andare ad individuare le priorità di spesa dei meccanismi agevolativi, si dovrebbero innanzitutto privilegiare gli investimenti in quei territori già interessati da difficili situazioni ambientali, come i Siti di Interesse Nazionale (SIN).

Acqua

Economia circolare anche per l’acqua. “Appare necessario, dal punto di vista industriale e imprenditoriale, incrementare le attività di valorizzazione delle acque di scarico (reflue) depurate”. Tuttavia, ammette candidamente il ministero, “fronte di un quadro tecnologico ed innovativo confortante, il livello di effettiva ampia diffusione di percorsi circolari nel settore idrico è scarso per la mancanza di normative, regolamenti e politiche incentivanti adeguate”.
Per questo sarebbero necessari:
  • la revisione del quadro normativo vigente e l’unificazione delle diverse prescrizioni, requisiti e standard di qualità delle acque, rintracciabili in diversi testi e disposizioni di legge, in un unico provvedimento coordinato e di facile utilizzo per gli operatori;
  • Il possibile ampliamento delle tipologie di acque riutilizzabili per diverse destinazioni d’uso, a prescindere dalla propria origine. “Infatti, va ribadito che fintanto che vengono rispettate tutte le qualità chimico-fisiche e microbiologiche dell’acqua trattata, la sua origine non deve precludere alcun tipo di utilizzo che sia industriale, agricolo o civile”.
Per aumentare le quantità trattate, il MiTe suggerisce di considerare “come rete di distribuzione ai sensi del DM 185/2003 (D.M. 2 maggio 2006) anche una rete logistica (auto o ferro cisterne), al fine di poter ottimizzare il riutilizzo delle acque trattate anche in siti diversi da quello di produzione”.

Bioeconomia: gli scarti legnosi e quelli agricoli

La Strategia per l’economia circolare dà indicazioni anche per gli scarti delle potature e quelli agricoli. Leggiamo infatti che “gli scarti legnosi (da rifiuti urbani, parchi e giardini) dovrebbero essere principalmente utilizzati per la produzione di ammendante che possa tornare ad arricchire i suoli dei nutrienti e della sostanza organica persi anziché utilizzati a fini energetici. Come anche occorre utilizzare i residui di potatura delle coltivazioni agricole e quelli derivanti dalla gestione e della manutenzione delle foreste anche nelle filiere energetiche”. Viene indicato come necessario, inoltre, incrementare pratiche agricole sostenibili come “i sistemi di riuso della sostanza organica agricola (ad es. deiezioni zootecniche, digestato da fermentazione anaerobica, sottoprodotti e scarti), la consulenza aziendale e l’utilizzo di tecniche di fertilizzazione e distribuzione del materiale organico (effluenti, digestato, compost, ecc.) più efficienti ed efficaci, come, tra le altre, l’iniezione diretta del digestato”.

Tassazione

Anche la tassazione, ovviamente, entra nella Strategia: “L’obiettivo sarà quello di modificare o eliminare le tasse correnti che implicano costi per le attività circolari e rinnovabili (compreso il lavoro, considerata la risorsa più rinnovabile), rafforzare le tasse su risorse e capitale naturale non rinnovabili ed eliminare i sussidi per attività dannose per l’ambiente”. Tra le azioni da realizzare entro il 2035, anche “l’eliminazione graduale delle sovvenzioni in contrasto con la gerarchia dei rifiuti“;  l’introduzione di “tasse e restrizioni per il collocamento in discarica e l’incenerimento dei rifiuti senza recupero energetico”; l’introduzione di regimi di tariffe puntuali che gravano sui produttori di rifiuti sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti; introduzione di sistemi di “cauzione-rimborso e altre misure per incoraggiare la raccolta efficiente di prodotti e materiali usati”. (Fonte: Daniele Di Stefano, https://economiacircolare.com/)

 

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