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Il "Pistacchio di Raffadali DOP" diventa BIO

CSQA certifica sia la DOP che il Biologico

Il "Pistacchio di Raffadali DOP" diventa BIO

Il "Pistacchio di Raffadali DOP" diventa BIO Nel mondo del pistacchio siciliano si fa strada una nuova referenza: il pistacchio di Raffadali DOP biologico. Ciò grazie a Luigi Brucculeri, produttore di pistacchi di Castrofilippo, in provincia di Agrigento, la cui azienda ingloba un pistacchieto storico (perché è tra i primi essere stato realizzato con sesto razionale).

Ricadente nell'areale di produzione del Pistacchio di Raffadali DOP, l'Azienda Agricola Brucculeri Luigi è stata anche tra le prime ad aderire al disciplinare di produzione del consorzio di tutela e, da quest'anno, ha completato l'iter di conversione al biologico.

Oggi, dunque, l'azienda Brucculeri è una delle prime a poter commercializzare il pistacchio di Raffadali DOP bio, con certificazione CSQA sia per il bio, sia per la DOP.

Nell'impianto dell'azienda sono presenti piante secolari con sesto non regolare. Ma la maggior parte, come accennato, ha sesto regolare e circa 30 anni d'età, per cui è stata implementata anche la raccolta meccanica.

"Così come previsto dal disciplinare di produzione, il portainnesto è il terebinto - dice Brucculeri - e su questo è stata innestata la varietà napoletana, conosciuta anche come bianca o nostrana. Il colore verde smeraldo di questo pistacchio, la sua forma allungata e il gusto dolce e aromatico lo rendono inconfondibile, consacrando il pistacchio di Raffadali DOP come uno dei prodotti di punta della pistacchicoltura mondiale".

Il produttore ha dovuto affrontare diverse difficoltà, quest'anno, perché "la stagione che va dalla fioritura all'allegagione e alla crescita dei nuovi frutticini è stata caratterizzata da molte piogge che sono state abbondanti in termini di frequenza e intensità. Ciò ha determinato un'elevata percentuale di umidità relativa in tutto il periodo, facilitando lo sviluppo di numerose fisiopatie che hanno colpito sia le foglie sia i giovani frutticini, con la conseguenza che una parte della produzione è andata perduta".

"Anche se quest'anno abbiamo sofferto delle perdite non ci perdiamo assolutamente d'animo, tant'è che stiamo portando avanti diversi protocolli di produzione, grazie ai quali speriamo di limitare i danni nelle annate future. In ogni caso, nella nostra azienda il pistacchio viene prodotto tutti gli anni, al contrario di altri areali di produzione, grazie alla potatura invernale, che viene effettuata per l'appunto ogni anno, cercando di mitigare l'alternanza di produzione che è tipica della specie.
I resti della potatura vengono bruciati in situ, anche per diminuire la carica degli insetti dannosi che farebbero ripartire l'infestazione l'anno successivo. Per combattere questi insetti mediante metodi rispettosi dell'ambiente e consoni al disciplinare bio, oltre all'abbassamento della popolazione inziale viene monitorato lo sviluppo delle larve, in modo da effettuare degli interventi mirati e finalizzati a diminuire i trattamenti, migliorandone l'efficacia".


Quest'anno, la raccolta inizierà a fine agosto, presumibilmente, e si stima una produzione di circa 15 tonnellate di pistacchio che verrà commercializzata in guscio ma anche sgusciata nelle confezioni approvate dal consorzio di tutela e con il doppio marchio delle certificazioni bio e DOP. (Fonte: https://www.freshplaza.it/)

 

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