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Reportistica sulla sostenibilità, Consiglio UE approva la semplificazione di CSRD e CS3D

Pacchetto Omnibus I: meno oneri per le imprese, soglie più alte per CSRD e CS3D, stop al piano climatico obbligatorio e rinvio dell’entrata in vigore della due diligence

Reportistica sulla sostenibilità, Consiglio UE approva la semplificazione di CSRD e CS3D
Reportistica sulla sostenibilità, Consiglio UE approva la semplificazione di CSRD e CS3D Il Consiglio dell'Unione europea ha dato il via libera definitivo al pacchetto di semplificazione “Omnibus I”, intervenendo in modo mirato sulle due principali normative europee in materia di sostenibilità d’impresa: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CS3D).

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la competitività dell’Unione in un contesto geopolitico instabile, riducendo complessità normativa, oneri amministrativi e impatti indiretti sulle piccole e medie imprese.

La semplificazione viene così inquadrata come leva strategica per sostenere l’autonomia economica europea.

Il testo dell'atto legislativo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell'UE nei prossimi giorni ed entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo a tale pubblicazione.
Gli Stati membri avranno un anno di tempo dall'entrata in vigore della direttiva per recepirne le disposizioni nella legislazione nazionale, ad eccezione dell'articolo 4 sul livello di armonizzazione, al quale dovranno conformarsi entro e non oltre il 26 luglio 2028.

Omnibus I, CSRD: soglie più alte e riduzione dell’ambito di applicazione

Sul fronte della rendicontazione di sostenibilità, la revisione della CSRD restringe in modo significativo il perimetro delle imprese obbligate.

Nuove soglie dimensionali

Rientreranno nell’ambito di applicazione soltanto le imprese con:
  • oltre 1.000 dipendenti
  • fatturato annuo netto superiore a 450 milioni di euro
Per le imprese di Paesi terzi, l’obbligo si applicherà esclusivamente alle capogruppo con fatturato superiore a 450 milioni di euro nell’Unione e alle controllate o succursali con oltre 200 milioni di euro di ricavi generati nell’UE.

Si tratta di un innalzamento rilevante rispetto alla disciplina originaria, che amplia l’esclusione delle imprese medio-grandi e riduce il numero dei soggetti tenuti alla rendicontazione secondo gli standard europei ESRS.

Esenzioni e regime transitorio

Il testo introduce inoltre:
  • un’esenzione transitoria per le imprese già obbligate a partire dall’esercizio 2024 (le cosiddette “wave one”), che usciranno dall’ambito di applicazione per gli esercizi 2025 e 2026 se non rientrano più nelle nuove soglie;
  • un’esenzione dalla rendicontazione consolidata per alcune holding finanziarie UE e non UE.
La revisione riduce quindi l’effetto “a cascata” sugli operatori più piccoli lungo la catena del valore, uno degli aspetti più critici evidenziati dal mondo imprenditoriale.

Omnibus I, CS3D: due diligence limitata ai grandi gruppi

Intervento ancora più incisivo riguarda la direttiva sulla due diligence di sostenibilità.

Ambito applicativo ristretto

La nuova soglia prevede l’obbligo solo per imprese con:
  • oltre 5.000 dipendenti
  • fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro
La ratio è concentrarsi, solo, sui grandi gruppi con maggiore capacità di influenza sulle catene del valore globali e con risorse adeguate per sostenere i costi dei processi di due diligence.

Approccio più flessibile alla catena del valore

Le imprese potranno focalizzarsi sulle aree della propria catena di attività in cui gli impatti negativi – attuali o potenziali – risultino più probabili.

In presenza di impatti di pari gravità o probabilità in più aree, sarà possibile dare priorità a quelli che coinvolgono partner commerciali diretti. Inoltre, le aziende dovranno basarsi su informazioni “ragionevolmente disponibili”, riducendo le richieste informative verso fornitori di minori dimensioni.

L’obiettivo esplicito è attenuare l’effetto di trasferimento degli obblighi sui partner più piccoli.

Eliminato l’obbligo del piano di transizione climatica

Una delle modifiche più rilevanti riguarda la soppressione dell’obbligo, previsto dalla versione originaria della CS3D, di adottare un piano di transizione per la mitigazione del cambiamento climatico, strumento di allineamento strategico delle imprese agli obiettivi climatici dell’Unione.

La rimozione di tale previsione alleggerisce significativamente il carico strategico e operativo sulle imprese interessate, tuttavia il rischio è quello di indebolire l’integrazione strutturale dei fattori climatici nei modelli di business, proprio in una fase in cui la finanza e i mercati richiedono chiarezza sui percorsi di decarbonizzazione.

Responsabilità e sanzioni: fine del regime armonizzato UE

Il nuovo testo elimina:
  • il regime armonizzato europeo di responsabilità civile;
  • l’obbligo per gli Stati membri di prevedere l’applicazione imperativa delle norme nazionali di responsabilità anche in caso di conflitti di legge.
La responsabilità per inadempimento sarà disciplinata a livello nazionale.
È previsto un tetto massimo alle sanzioni amministrative con un limite massimo pari al 3% del fatturato netto mondiale dell’impresa, con linee guida attuative affidate alla Commissione europea.

Tempistiche: rinvio della CS3D al 2029

Il pacchetto di modifica prevede un differimento dei termini:
  • la scadenza per il recepimento della CS3D da parte degli Stati membri è rinviata al 26 luglio 2028;
  • le imprese dovranno conformarsi alle nuove disposizioni entro luglio 2029. (Fonte: https://www.osservatoriobilancisostenibilita.it/)

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