Una tesi magistrale dell’Università Cattolica, condotta come case study in ambito del progetto AgriFood Lab, analizza le emissioni di Scope 3 di Oleificio Zucchi S.p.A. e rileva come circa tre quarti dell’impronta carbonica si collochino a monte del perimetro aziendale.
La misurazione dell’impatto climatico di un’impresa presenta la maggiore complessità proprio dove tale impatto risulta meno visibile. Le emissioni dirette, riconducibili agli impianti, alla flotta di proprietà e all’energia acquistata, sono quantificabili con relativa facilità. Le difficoltà emergono al di fuori del perimetro aziendale, ossia nei processi agricoli dei fornitori, nelle fasi di trasformazione presso i frantoi e nella logistica Internazionale di approvvigionamento. Si tratta delle emissioni cosiddette dl Scope 3, indirette in quanto generate da soggetti terzi lungo la catenedel valore, e per questa ragione le più problematiche da rendicontare.
Con l’introduzione della diretriva CSRD e dei relativi standard ESRS, la loro rendicontazione ha peraltro assunto carattere non più facoltativo.
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Fondata nel 1810, con un fatturato superiore a 300 milioni di curo nel 2024 e una presenza in oltre 45 Paesi, Oleificio Zucchi pubblica il Bilancio di Sostenibilità dal 2005 su base volontaria e ha acquisito lo status di società benefit nel 2025. Su tale impianto si innesta un’architettura di tracciabilità sviluppata progressivamente nel tempo, che comprende il progetto Filiera 4.0, i disciplinari tecnici DTP 125 e DTP 112 elaborati in collaborazione con CSQA, la certificazione iSCC PLUS e, nel 2024, il riconoscimento ministeriale Made Green in italy.
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Fonte: Mondo Padano