La Conferenza Stato-Regioni ha dato parere favorevole sullo schema di decreto del Ministero della Salute di aggiornamento del Piano nazionale per le emergenze epidemiche (PNE) per il quinquennio 2026-203 , in attuazione dell’art. 43 del Regolamento (UE) 2016/429 relativo alle malattie animali trasmissibili.Il Piano non veniva aggiornato dal 2014.
L'obiettivo del Piano- per il quinquennio 2026-2030- mira a rafforzare la preparazione delle autorità competenti a tutti i livelli e a garantire, in caso di comparsa di una malattia di categoria A (secondo la classificazione di cui al Regolamento (UE) 2018/1882) o emergente, una risposta rapida, uniforme e coordinata su tutto il territorio nazionale.
Inoltre, si definiscono con chiarezza ruoli, responsabilità e linea di comando dei soggetti coinvolti, disciplinando le diverse fasi della gestione dell’emergenza – dalla preparazione al post-emergenza – e assicurando la disponibilità delle risorse necessarie – strutture, laboratori, personale, attrezzature e fondi – per un’eradicazione tempestiva ed efficace della malattia.
Il Piano definisce un modello più strutturato e coordinato con particolare attenzione a patologie ad alto impatto come peste suina africana, afta epizzotica e influenza aviaria, puntando su sorveglianza precoce, biosicurezza e rapidità di risposta.
Manuali operativi
Unitamente al Piano, sono presenti dei manuali operativi relativi a singole patologie (PSA, afta epizootica, influenza aviaria, LSD, AHS, peste dei piccoli ruminanti, Rift Valley Fever, vaiolo ovino e caprino), che forniscono le indicazioni tecniche specifiche per la gestione dei focolai di malattie di categoria A o emergenti che colpiscono gli animali detenuti o selvatici.Peste suina africana
Il Piano punta su sorveglianza precoce e contenimento della diffusione, soprattutto nella fauna selvatica.Sono previste attività di sorveglianza passiva con segnalazione e campionamento delle carcasse di cinghiali, restrizioni ai movimenti e rafforzamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti, oltre alla gestione delle zone infette e al coordinamento tra livelli istituzionali.