L’IGP calabrese, chiamata anche “Oro Rosso di Calabria”, ha saputo negli anni affermarsi nel territorio dove viene prodotta
Introduzione e cenni storici
La storia della “Cipolla rossa di Tropea Calabria IGP” (Allium cepa L.) si intreccia con la vocazione mediterranea della costa calabrese: sembra che la cipolla sia stata introdotta dai Fenici nella zona del Vibonese e, grazie alle importanti vie commerciali dell’epoca, si sia poi diffusa nell’areale costiero tirrenico della Calabria. A denotazione dell’importanza della cipolla tropeana, tale varietà locale viene genericamente indicata come “Oro Rosso di Calabria”, in quanto riconoscibile per la sua dolcezza, succosità e colore.
Aspetti storici e tutela del marchio IGP
Il legame con l’area di origine si è consolidato nel 2008, quando la denominazione Cipolla Rossa di Tropea Calabria è stata iscritta nel registro europeo come Indicazione Geografica Protetta (IGP) ai sensi del Regolamento CEE 2081/92, con Regolamento CE n. 284/2008.
L’IGP non è soltanto un marchio, ma è anche uno strumento di garanzia per la distintività del prodotto: tutela il nome e relaziona fortemente il bulbo al territorio di origine. A tal riguardo, il legame con la terra è rappresentato anche a livello grafico dal marchio che simboleggia la rupe di Tropea su cui si eleva il Santuario Benedettino di Santa Maria dell’Isola.
La qualità della Cipolla Rossa di Tropea Calabria nasce dall’interazione tra fattori pedo-climatici, culturali e sociali, elementi tutelati dal disciplinare di produzione. Il marchio di qualità nasce sia per proteggere e valorizzare il prodotto sia come opportunità per lo sviluppo economico delle zone rurali, prevenendone l’abbandono.
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Fonte: Rivista di Orticoltura e Floricoltura