Alla COP17 FAO e UNCCD lanciano nuove linee guida per contrastare il degrado dei terreni agricoli. Al centro, gestione sostenibile del suolo, tutela delle risorse e pratiche capaci di rafforzare produttività e resilienza delle aziende.
Il degrado del suolo continua a peggiorare a livello globale, mentre le soluzioni disponibili per prevenirlo e contrastarlo non vengono ancora adottate con sufficiente rapidità e su una scala adeguata.
È quanto emerge dalla nuova analisi presentata dalla FAO in occasione della COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), in corso a Ulaanbaatar, in Mongolia, dal 17 al 28 agosto 2026.
Secondo la FAO, 1,66 miliardi di ettari di terre nel mondo sono interessati da fenomeni di degrado causati dalle attività umane e oltre il 60% di queste superfici – circa un miliardo di ettari – è costituito da terreni agricoli, compresi seminativi e pascoli.
I dati più recenti confermano inoltre una tendenza preoccupante: sulla base delle valutazioni regionali e subregionali considerate dalla FAO in 75 Paesi, il 58% segnala un peggioramento delle condizioni del suolo dal 2015, mentre solo il 10% registra un miglioramento.
Erosione, la minaccia principale
Tra i diversi fenomeni di degrado, l’erosione del suolo rimane la minaccia più grave: il 65% delle valutazioni esaminate dalla FAO evidenzia un peggioramento.
Per le aziende agricole le conseguenze possono essere rilevanti. La perdita dello strato superficiale del terreno, insieme alla diminuzione della sostanza organica, alla compattazione, alla salinizzazione e alla perdita di biodiversità, può compromettere la fertilità e la capacità del suolo di trattenere acqua e nutrienti.
Il degrado del terreno non rappresenta quindi soltanto un problema ambientale, ma può incidere direttamente sulla produttività, sui costi aziendali e sulla capacità delle imprese agricole di affrontare siccità ed eventi climatici estremi.
Le nuove linee guida FAO-UNCCD
Proprio in occasione della COP17, FAO e UNCCD hanno presentato le nuove linee guida “Living Soils, Productive Lands, Resilient Landscapes: Guidance on avoiding, reducing and reversing agricultural land and soil degradation”.
Il documento nasce per fornire un quadro scientifico e operativo utile a governi, operatori del settore agricolo e altri soggetti coinvolti nella gestione del territorio.
L’approccio segue tre priorità: evitare il degrado dove il terreno è ancora in buone condizioni, ridurre i processi di deterioramento già in corso e recuperare le terre e i suoli degradati.
Le linee guida puntano inoltre su una visione integrata: la salute del suolo deve essere considerata insieme alla gestione dell’acqua, alla biodiversità, ai sistemi produttivi, alla pianificazione del territorio e alle condizioni economiche e sociali delle comunità rurali.
Le 11 priorità per proteggere il suolo
In questo quadro acquistano particolare importanza le indicazioni della FAO per la gestione sostenibile del suolo, articolate intorno a 11 principali aree di intervento:
- Ridurre al minimo l’erosione del suolo, contrastando la perdita dello strato superficiale più fertile provocata dall’acqua e dal vento.
- Mantenere e migliorare la struttura del terreno, limitando compattazione e altri fenomeni che possono compromettere la porosità, l’infiltrazione dell’acqua e lo sviluppo delle radici.
- Garantire un’adeguata copertura del suolo, attraverso vegetazione e residui colturali, per proteggerlo dall’erosione e favorire la conservazione dell’acqua.
- Mantenere o aumentare la sostanza organica e il carbonio organico del suolo, fondamentali per fertilità, struttura, biodiversità e capacità di trattenere acqua.
- Garantire un corretto equilibrio dei nutrienti, compensando le perdite e rispondendo alle esigenze delle colture senza determinare eccessi e dispersioni nell’ambiente.
- Prevenire e ridurre salinizzazione e sodicizzazione, fenomeni che possono compromettere la struttura e la produttività dei terreni, soprattutto nelle aree irrigue e più esposte alla scarsità idrica.
- Gestire correttamente l’acqua nel suolo, favorendo infiltrazione e disponibilità per le colture e prevenendo, allo stesso tempo, ristagni e problemi di drenaggio.
- Prevenire e ridurre la contaminazione del terreno, limitando l’accumulo di sostanze che possono danneggiare le colture, gli organismi del suolo, gli ecosistemi e la salute.
- Tutelare la biodiversità del suolo, preservando gli organismi e i processi biologici che contribuiscono alla fertilità, al ciclo dei nutrienti e al funzionamento degli ecosistemi agricoli.
- Gestire in modo sicuro e responsabile gli input e gli ammendanti, favorendo un utilizzo appropriato delle risorse organiche e dei nutrienti e riducendo i possibili rischi per suolo e ambiente.
- Limitare la perdita e l’impermeabilizzazione dei suoli agricoli, preservando le superfici produttive e le funzioni ecosistemiche che esse garantiscono.
Quali pratiche possono adottare le aziende?
Dai principi generali si passa alle soluzioni applicabili in campo. La FAO richiama diverse pratiche di gestione sostenibile già disponibili e sperimentate, che possono contribuire a contrastare il degrado senza penalizzare la produttività agricola.
Tra queste rientrano, in particolare, la riduzione delle lavorazioni del terreno, la gestione integrata dei nutrienti, la diversificazione delle colture, l’impiego di ammendanti organici e l’agroforestazione.
La riduzione delle lavorazioni può contribuire a preservare struttura e sostanza organica; rotazioni e diversificazione colturale possono favorire fertilità e biodiversità; una gestione più efficiente dei nutrienti consente di rispondere alle esigenze delle colture limitando perdite ed eccessi.
Gli apporti organici possono migliorare le caratteristiche fisiche e biologiche del terreno, mentre i sistemi agroforestali integrano colture e componenti arboree contribuendo alla protezione del suolo e alla diversificazione del sistema produttivo.
Non esiste tuttavia una soluzione valida per ogni azienda. La FAO sottolinea la necessità di adattare le pratiche alle caratteristiche del terreno, al clima, alle colture, alla disponibilità di acqua e alle specifiche condizioni socioeconomiche.
Il problema è anche la velocità di adozione
Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza dalla nuova analisi FAO riguarda proprio la distanza tra la disponibilità di soluzioni tecniche e la loro effettiva applicazione.
In oltre la metà delle valutazioni regionali e subregionali analizzate nei 75 Paesi, infatti, l’adozione delle pratiche di gestione sostenibile del suolo risulta bassa o molto bassa.
La sfida non consiste quindi soltanto nell’individuare nuove soluzioni, ma nel riuscire a diffondere su scala più ampia quelle già disponibili, creando condizioni favorevoli attraverso formazione, assistenza tecnica, politiche coerenti, strumenti economici e investimenti.
Proteggere il suolo significa proteggere l’azienda
Per le imprese agricole, il messaggio che arriva dalla COP17 è chiaro: la salute del suolo è strettamente legata alla capacità di produrre e di mantenere questa capacità nel tempo.
Contrastare erosione e compattazione, preservare la sostanza organica, utilizzare in modo efficiente acqua e nutrienti e aumentare la diversificazione dei sistemi produttivi significa intervenire su fattori che incidono direttamente sulla fertilità e sulla resilienza dell’azienda.
La gestione sostenibile del terreno assume così un valore non soltanto ambientale, ma anche agronomico ed economico: tutelare il suolo significa preservare uno dei principali capitali produttivi dell’impresa agricola e rafforzarne la capacità di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e la crescente pressione sulle risorse naturali.