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Life Cycle Assessment (LCA): Measuring impacts to improve products and processes

From eco-design to decarbonization: life cycle analysis helps companies turn environmental data into actionable decisions.

Life Cycle Assessment (LCA): Measuring impacts to improve products and processes
Life Cycle Assessment (LCA): Measuring impacts to improve products and processes

Dalle materie prime alla produzione, dalla distribuzione all’utilizzo, fino al fine vita: per comprendere la prestazione ambientale di un prodotto non è sufficiente concentrarsi su una singola fase.

È questo il principio alla base del Life Cycle Assessment (LCA), o Valutazione del Ciclo di Vita, metodologia che consente di analizzare in maniera sistematica i potenziali impatti ambientali associati a un prodotto, processo o servizio considerando le diverse fasi del suo ciclo di vita.

La stessa Commissione europea considera l’LCA un riferimento fondamentale per la valutazione dei potenziali impatti ambientali dei prodotti e utilizza l’approccio del ciclo di vita nello sviluppo delle metodologie europee di Environmental Footprint.

Cos’è il Life Cycle Assessment

I principali riferimenti internazionali per il Life Cycle Assessment sono le norme ISO 14040 e ISO 14044.

La ISO 14040:2006, tuttora vigente, definisce i principi e il quadro di riferimento dell’LCA, mentre la ISO 14044:2006 ne specifica requisiti e linee guida. Entrambe sono state confermate da ISO nel 2022; la ISO 14044 comprende inoltre gli Amendment del 2017 e del 2020.

L’analisi può considerare l’intero ciclo di vita del prodotto, secondo un approccio comunemente definito “cradle to grave”, dalla culla alla tomba: dall’estrazione e acquisizione delle materie prime alla produzione, distribuzione e utilizzo, fino al trattamento di fine vita.

In funzione dell’obiettivo dello studio possono essere definiti anche confini differenti del sistema analizzato.

L’approccio consente di superare una visione limitata a una singola fase del processo e di valutare gli impatti in una prospettiva più ampia, evitando, per quanto possibile, che un miglioramento realizzato in una fase determini semplicemente uno spostamento degli impatti verso altre fasi o categorie ambientali.

Le quattro fasi di un LCA

Secondo l’impostazione delle norme ISO, uno studio LCA comprende quattro componenti fondamentali.

1. Definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione
Vengono definiti lo scopo dello studio, l’unità funzionale, i confini del sistema e le principali scelte metodologiche.

2. Analisi dell’inventario – Life Cycle Inventory (LCI)
Vengono raccolti e quantificati i dati relativi ai flussi in ingresso e in uscita dal sistema analizzato: materie prime, energia, acqua, trasporti, emissioni, rifiuti e altri elementi rilevanti.

3. Valutazione degli impatti – Life Cycle Impact Assessment (LCIA)
I dati dell’inventario vengono utilizzati per valutare i potenziali impatti ambientali associati al sistema.

4. Interpretazione
I risultati vengono analizzati alla luce degli obiettivi dello studio, permettendo di identificare gli elementi maggiormente significativi e formulare conclusioni e raccomandazioni.

Questa articolazione – goal and scope, inventory analysis, impact assessment e interpretation – è espressamente prevista dalle ISO 14040 e 14044.

Perché l’LCA è utile alle aziende?

Il valore dell’LCA non consiste soltanto nel “calcolare un impatto”. I risultati possono diventare uno strumento concreto di supporto alle decisioni aziendali.

L’analisi permette, ad esempio, di individuare gli hotspot ambientali, cioè le fasi, i processi o i flussi che contribuiscono maggiormente agli impatti complessivi. L’impresa può così disporre di informazioni utili per valutare alternative relative a materie prime, processi produttivi, consumi energetici, packaging, trasporti, utilizzo del prodotto e gestione del fine vita.

L’LCA può quindi supportare:

  • eco-design e sviluppo di nuovi prodotti, attraverso la valutazione di materiali e soluzioni alternative;

  • miglioramento dei processi, individuando le aree sulle quali concentrare gli interventi;

  • strategie climatiche, identificando e quantificando le fonti di emissione lungo il ciclo di vita;

  • gestione della supply chain, aumentando la conoscenza degli impatti collegati a materie prime e forniture;

  • economia circolare, attraverso la valutazione di differenti scenari di utilizzo delle risorse e fine vita;

  • comunicazione delle prestazioni ambientali, fornendo una base metodologica e quantitativa per specifici strumenti e dichiarazioni.

Non a caso, la European Platform on Life Cycle Assessment (EPLCA) della Commissione europea mette a disposizione metodologie, dati e strumenti proprio con l’obiettivo di integrare il life cycle thinking nelle politiche europee e nelle pratiche delle imprese.

LCA, Carbon Footprint ed EPD: qual è il legame?

L’approccio LCA è alla base anche di altri strumenti utilizzati dalle aziende per misurare e comunicare le proprie prestazioni ambientali.

Un esempio è la Carbon Footprint di Prodotto (CFP). La ISO 14067:2018, confermata nel 2024 e attualmente vigente, stabilisce principi, requisiti e linee guida per quantificare e rendicontare l’impronta di carbonio di un prodotto in maniera coerente con le norme LCA ISO 14040 e ISO 14044.

Altro ambito importante riguarda le Environmental Product Declaration (EPD). Da giugno 2026 il riferimento internazionale aggiornato è la ISO 14025:2026 – Environmental statements and programmes for products — Environmental product declarations (EPDs), che ha sostituito l’edizione 2006 e prevede espressamente l’utilizzo delle ISO 14040 e ISO 14044 nello sviluppo delle EPD.

Dall’LCA alla Product Environmental Footprint europea

L’approccio di ciclo di vita riveste un ruolo importante anche nelle metodologie sviluppate dall’Unione europea.

Con la Raccomandazione (UE) 2021/2279, la Commissione europea promuove infatti l’utilizzo dei metodi Product Environmental Footprint (PEF) e Organisation Environmental Footprint (OEF) per misurare e comunicare le prestazioni ambientali lungo il ciclo di vita rispettivamente di prodotti e organizzazioni.

La PEF è definita dalla Commissione come un metodo generale per misurare e comunicare i potenziali impatti ambientali di un prodotto durante il suo ciclo di vita. Per determinate categorie di prodotto possono inoltre essere definite specifiche Product Environmental Footprint Category Rules (PEFCR), che integrano la metodologia generale con regole specifiche di categoria.

Misurare per poter migliorare

In un contesto nel quale mercato, clienti e filiere chiedono alle imprese informazioni ambientali sempre più solide, conoscere e misurare gli impatti rappresenta un passaggio fondamentale per poterli gestire e ridurre.

L’LCA permette di passare da valutazioni generiche a un’analisi quantitativa e strutturata, utile per stabilire priorità, confrontare scenari e orientare le decisioni.

La qualità dei risultati dipende tuttavia dalla qualità e rappresentatività dei dati, dalla corretta definizione dei confini dello studio, dalle scelte metodologiche e dalla trasparenza delle ipotesi adottate.

Per questo, soprattutto quando i risultati vengono utilizzati per comunicare al mercato le prestazioni ambientali di prodotti e servizi, diventano centrali il rispetto delle metodologie di riferimento, la trasparenza delle informazioni e, quando prevista o opportuna, una verifica indipendente.

L’LCA può diventare così non soltanto uno strumento per misurare gli impatti ambientali, ma una base tecnica per trasformare i dati in decisioni e gli obiettivi di sostenibilità in azioni misurabili.

Se vuio fare una LCA, contattaci per ulteriori informazioni.

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